3 dicembre 2015

di Antonella Santarelli

 

 

Enrico, manager di successo, dalla metropoli milanese torna in Sicilia, nel suo paesino sulla costa ionica. Non è un viaggio come gli altri: sa che questa volta incontrerà il cambiamento, già avvertito nei suoi pensieri e atteggiamenti. L'apparente crisi con Laura, sua moglie, nasconde il desiderio di ritrovarsi tra i profumi e i volti abbandonati anni prima per cercare l'affermazione professionale nella città dove l'azienda macina e fagocita impegno, lavoro e, anche, personalità e spazi di vita che dovrebbero rimanerne fuori. La necessità di capire porta Enrico ad apprezzare le parole del vecchio professore di filosofia del liceo, capace incredibilmente di comprendere lo smarrimento dell'ex allievo. Immergersi nei profumi, nei sapori, nella dimensione del tempo e nella percezione delle cose che nel suo paese sembrano rimasti uguali a decenni prima, conferma in Enrico la scelta di riconsiderare i parametri con cui aveva realizzato scelte di vita che ora sente distanti e da cui avverte la necessità di allontanarsi, anche solo momentaneamente. Ma non potrà vivere serenamente e con calma questa fase della sua esistenza. La Sicilia, capace di accogliere con calore i figli che tornano, è terra in cui la quotidianità deve fare i conti con i retaggi del passato ora divenuti moderni business del malaffare. Enrico e il professore, tra sogni e nostalgie che magicamente si materializzano nella bellezza dell'isola, affrontano la durezza della mafia con i suoi nuovi traffici, arrivando a un tragico epilogo. Il romanzo è uno dei più interessanti e belli letti da me finora: l'atmosfera del piccolo paesino di mare della costa ionica è indimenticabile come i profumi e i paesaggi che entrano nell'anima di chi ha la fortuna di conoscerli e viverli, anche solo per un'estate.

 

 

 

Sicilia, terra di sole, di ricordi e di crimine. Il nuovo libro di Massimo Polimeni

by Beniamino Soressi • 29 October 2015

 

È appena uscito il romanzo d’esordio del manager siciliano

In Sicilia, un’estate (Nulla Die edizioni, 2015).

 

È appena uscito il romanzo d’esordio del manager siciliano Massimo Polimeni, che narra le vicende di un uomo il quale, insoddisfatto, va alla ricerca delle sue radici nell’isola, incontrando il proprio passato intriso di emozioni e ricordi.
Il libro si tinge di giallo oltre che di venature rosa (l’uomo è, infatti, sposato, ma in crisi coniugale), mettendo l’accento sulla piovra della mafia che avviluppa i suoi tentacoli sulle sorti del protagonista. La ricerca di se stessi e lo svelamento del proprio destino sono al centro di una vicenda, che si preannuncia con molti colpi di scena e suspense adrenalinica crescente, capace di catapultare il lettore a capofitto nella storia, che emoziona con l’empatia e l’entusiasmo, con il sentimento e l’impegno civile.

Comunicati Stampa

IN SICILIA, UN’ESTATE

04/11/2015

Autore: Massimo Polimeni

Editore: Nulla die (2015), pag.234, Euro 20,00

 

In questo incalzante romanzo, sullo sfondo della trama, c’è Milano, mentre in primo piano spicca la Sicilia. Al centro del racconto: un manager, una moglie, un professore di liceo, un nostalgico “mal di Sicilia”, ma anche una “cosca” e il mare. Il tutto, con una scrittura inconfondibile e moderna, tra rivalità aziendali, un matrimonio in crisi, un delitto, indagini della polizia e della finanza.

La trama.

Enrico, manager di successo, dalla metropoli milanese torna in Sicilia, nel suo paese di origine sulla costa jonica. Non è un viaggio come gli altri. La necessità di comprendersi porta Enrico ad apprezzare le parole del vecchio professore di filosofia, capace di interpretare lo smarrimento dell’ex allievo. Così, alla scoperta dell’epilogo, il lettore dimentica, pagina dopo pagina, gli stereotipi dei più noti thriller.

 

 

 

sabato 7 Novembre 

 

MASSIMO POLIMENI "IN SICILIA UN'ESTATE"

 

ROMA - Enrico, manager di successo, dalla metropoli milanese torna in Sicilia, nel suo paesino sulla costa ionica. Non è un viaggio come gli altri: sa che questa volta incontrerà il cambiamento, già avvertito nei suoi pensieri e atteggiamenti.

L'apparente crisi con Laura, sua moglie, nasconde il desiderio di ritrovarsi tra i profumi e i volti abbandonati anni prima per cercare l'affermazione professionale nella città dove l'azienda macina e fagocita impegno, lavoro e, anche, personalità e spazi di vita che dovrebbero rimanerne fuori. La necessità di capire porta Enrico ad apprezzare le parole di un vecchio professore di filosofia, capace, ogni giorno di più, di comprendere empaticamente il suo smarrimento.

Immergersi nei profumi, nei sapori, nella dimensione del tempo e nella percezione delle cose che sembrano rimasti uguali a decenni prima, conferma in Enrico la scelta di riconsiderare i parametri con cui aveva realizzato scelte di vita che ora sente distanti e da cui avverte la necessità di allontanarsi, anche solo momentaneamente. Ma non potrà vivere serenamente e con calma questa fase della sua esistenza. La Sicilia, capace di accogliere con calore i figli che tornano, è terra in cui la quotidianità deve fare i conti con i retaggi del passato ora divenuti moderni business del malaffare. Enrico e il professore, tra sogni e nostalgie che magicamente si materializzano nella bellezza dell'isola, affrontano la durezza della mafia con i suoi nuovi traffici, arrivando a un tragico epilogo.

Il romanzo è interessante e coinvolgente: l'atmosfera del piccolo borgo di mare sulla costa ionica è indimenticabile come i profumi e i paesaggi che entrano nell'anima di chi ha la fortuna di conoscerli e viverli, anche solo per un'estate.

AIRNEWS

International

Mafia e servizi segreti all’ombra di un’estate siciliana: il nuovo libro di Massimo Polimeni

  SERENA DI STEFANO  

21.11.2015

 

Ieri pomeriggio Palazzo della Cultura ha ospitato la presentazione di “In Sicilia, un’estate”: romanzo in cui convivono intrecci amorosi, inquietanti alleanze tra poteri invisibili e ricerche personali di risoluzioni e riscatti. Il regista del book trailer, Giovanni Lombardo: “Il libro, per la sua forte carica di immagini, si predispone al rifacimento cinematografico o alla fiction”

Una Sicilia che profuma di salsedine, la cui forza viscerale fluisce nelle arterie da Muntagna e che profuma di gelsomino e mandorlo in fiore. Tavole imbandite di pesce spada, mauru e caponata, fanno da cornice a un viaggio: il ritorno da Milano di Enrico – manager di successo – al suo paesino d’origine sulla costa ionica, probabilmente Furci Siculo.

Già da Sciascia a Bufalino, il profondo Sud si colloca nel panorama della letteratura italiana con i suoi profumi esotici e il suo travagliato mistero, scandito da un insolito sentire (una “corda pazza”, un cordone ombelicale che soffoca e nutre).

Così, le sfumature del paesaggio espongono impudentemente, al chiarore del sole, i lineamenti nudi del carattere siculo: l’individualismo, la nostalgia, la solitudine, la rabbia alimentata dalla consapevolezza di dover partire… e poi, di dover eternamente ritornare.

È in tal modo che la “sicilitudine” si attanaglia alla carne, come un morbo che corrode e come un conto aperto, eternamente da pagare: vincolo che trasforma ogni suo abitante non semplicemente in isolano, bensì in isola stessa.

Ma questo, per il protagonista, non è un viaggio come gli altri: sa che stavolta incontrerà il cambiamento. L’apparente crisi con Laura, sua moglie, nasconde il desiderio di ritrovarsi e, per farlo, si mette a caccia delle sue radici.

Enrico ritorna in Sicilia per una visita al padre. E’ così che comincia a cercare non solo se stesso, ma soprattutto la capacità di riflettere e di comunicare con il suo Io. In tal modo, inizia a vedere Milano – la città in cui è fuggito dopo la laurea in Economia e in cui poi si è affermato –  come la metropoli in cui “le persone non si toccano”, priva di affetti e che gli ha persino rubato la famiglia.

Nel tessuto narrativo del nuovo romanzo di Polimeni coesistono catarsi esistenziali, temi sociali scottanti e un gioco di riflessi. Ques’ultimo congiunge in modo indissolubile – esattamente come avviene nella vita reale – il drammatico al comico: è così per il medico da sempre innamorato di Laura, moglie del protagonista, e lo è anche per Gigi (fratello di Enrico, nonché avvocato di mafiosi, misteriosamente scomparso) che invia al fratello indizi sulla sua localizzazione tramite le amate canzoni di Lucio Dalla.

Traffici internazionali di armi, un matrimonio in crisi, un omicidio, l’ombra dell’alleanza tra mafia e servizi segreti, il tentativo di guarire dal “mal di Sicilia”: avviene di tutto e tutto nella nostra terra, in un’estate.

Così è stato presentato il nuovo libro di Massimo Polimeni nell’incontro svoltosi ieri pomeriggio curato dal giornalista Piero Maenza e arricchito dalla lettura di brani estratti dal libro.

La mafia intrallazza d’estate, con la nuova voce della narrativa siciliana

29/10/2015

 

"In Sicilia, un’estate", romanzo di Massimo Polimeni, appena uscito con Nulla Die edizioni (2015)

Già il titolo suggerisce l’ambientazione di questo romanzo a tinte gialle, dove le vicende del protagonista, insoddisfatto e non pago nel presente, si intrecciano con i ricordi del suo passato nell’isola delle mandorle, in cui fa capolino la mafia coi suoi lunghi e avviluppanti tentacoli di sangue e onore.
L’atteso libro d’esordio del manager siciliano Massimo Polimeni disegna traiettorie di destini incrociati in un clima rosa-noir con colpi di scena e una suspense crescente, che si trasmuta in una vicenda umana universale, che insegna il valore inestimabile delle origini e della strenua lotta per la difesa della legalità.

 
 

 

3 Febbraio 2016

 

 

 

  di Luigi Panzardi

  19/02/2016

 

 

Una breve premessa: si tratta di un romanzo scritto da un esordiente e pubblicato da una casa editrice attiva da qualche anno che esibisce già un catalogo ricco di interessanti novità. Questo vuol essere un mio modesto contributo per richiamare un po' di attenzione su iniziative pregevoli che meritano più alti riconoscimenti.

 

Esistono professioni d'una voracità famelica, capaci di corrodere lo spirito di chi le svolge, sgretolandone lentamente l'impalcatura psichica, fino a ridurre l'individuo un organo del meccanismo vivo, ma inanimato, che muove il sistema produttivo e commerciale di una azienda.

Enrico Anastasio è un manager impiegato in una grande struttura farmaceutica con sede a MIlano, alla quale ha dedicato, con grande generosità, energie e tempo, moltissimo, tanto da mandare in crisi il matrimonio e il rapporto con i figli, valori che non possono essere compensati con il successo nel lavoro o con la stima dei colleghi.

La crisi familiare fatalmente si dilata e investe il suo essere, fino a smarrirne la identità.

Se egli fosse un milanese di nascita ed educazione, con una buona dose di sano pragmatismo di cui sono dotati i popoli del nord, avrebbe potuto scaricare le tensioni su un campo di sci alpino, passando per qualche giorno da un centro benessere, curarsi lo spirito con abluzioni in acque termali e tornare in fabbrica tonico e rifatto.

Enrico è nato e cresciuto in Sicilia, dove si sviluppata la sua personalità e dove nessun abitante è stato mai vaccinato con l'antivirale del razionalismo a oltranza. Non potendo sostenere oltre l'acuto disagio in cui si trovava, decide di partire per la sua isola, avvisando azienda e famiglia che l'assenza durerà qualche giorno, il tempo per far visita all'anziano padre ricoverato in ospedale per una caduta accidentale.

Decollo e atterraggio, fatti attraverso un fuso orario tutto interiore, sono provocazioni e catalizzatori di uno smarrimento più complicato. In Sicilia l'autore conduce anche il lettore, immergendolo in una visione antropologica culturale del popolo isolano. L'atmosfera è spessa e calda, la luce inebriante fino alle vertigini; Enrico, trasferendosi dal paese dei genitori al paesuzzo giovanile e poi al villaggio dei pescatori sulla costa ionica, ci mostra le vie, le piazze, il sole, il mare come presenze assolute che respira non con le narici, ma con tutto l'essere, essenze che entrano nelle vene, le scaldono, le percorrono generando dolcezze, fresche granite dagli infiniti gusti, incanti e follie. E paure.

E su questo sfondo la narrazione manifesta l'agitarsi quieto, annoiato eppure appassionato e generoso degli abitanti. L'autore evidenzia con garbo le reminiscenze elleniche, arabe e normanne che palpitano negli usi degli abitanti, la cordialità spontanea e immediata verso tutti coloro che approdano in quei luoghi, così pure verso il dottor Mario Balli, schifiltoso milanese tutto precisione e nitore, petrarchesco innamorato mai corrisposto di Laura Cosi, la moglie dell'amico Enrico. Proprio A Mario si rivolgerà Laura per sfogare l'irritazione provocata dalla perdurante crisi matrimoniale e dal quale sarà accompagnata in Sicilia per ritrovare il marito, salda nella decisione di salvare il suo matrimonio. Il dottor Balli, atterrato nell'areoporto di Punta Raisi, rimarrà sconvolto dal caldo torrido e schifato dal sudore che scendendo per la schiena si insinuerà fra le sue natiche; urtato fino alla nausea dall'invadenza fastidiosa della gente. Tuttavia, subirà una metamorfosi radicale non appena incontrerà la bruna Marcella, figlia di Nino, il proprietario del bar della piazzetta, oasi di fresche e colorate granite, nonché osservatorio di spicchi gustosi di vita popolana. Con Marcella, guarito, grazie a una tumultuosa rivelazione, dell'amore per la concittadina Laura, convolerà a nozze dopo poco tempo, fra luculliani banchetti e baci di congratulazioni. Non solo, ma il dottore milanese deciderà di rimanere per il resto della sua vita in quel paradiso di umanità calda, al fianco della procace siciliana.

La trama del romanzo è intrisa di eventi, sapori e profumi; si snoda per le vie del villaggio siciliano intersecando le storie di più vite, fra le quali si dipana quella oscura e sinistra del fratello avvocato di Enrico, Luigi, il Gigi principe del foro, che all'improvviso scompare. Per cercarlo prima e aiutarlo poi ad uscire da situazioni molto vischiose, Enrico deciderà di rimanere in Sicilia, mettendo a rischio il proprio posto di lavoro, come si evince dalla telefonata del miglior suo collaboratore, Fabrizio Caruso, durante la quale questi lo avverte del casino che sta accadendo in fabbrica a causa della sua assenza. Il manager in vacanza, durante la ricerca del fratello, riceverà un aiuto decisivo dal professore Nocita, docente di storia e filosofia in pensione, pure filosofo strisciante, il quale, nonostante fosse stato avvisato, come don Abbondio dai bravi, dei rischi che avrebbe corso se non avesse fornito notizie sui movimenti del dottore Enrico Anastasio ad un suo lontano discepolo, Sebastiano Costa detto Nené, fornirà all'amico preziose informazioni che lo metteranno sulla strada giusta.

Quindi Enrico, pur egli consapevole dei gravissimi pericoli che corre, con quelle informazioni e tanto altro, gira l'Italia e oltre per trovare il fratello Gigi, arriva fino ad Amburgo, quasi a sottindere la reale condizione di una mafia senza confini.

Alla fine è fatale che arrivi la mafia, in Sicilia la fatalità stessa è la mafia. Al delatore non sarà mai concessa la grazia, è una legge scritta nel sole forte di quella terra, sul selciato delle piazze, sulle granite di gelsi.

 

Il romanzo non è propriamente un giallo, la materia che espone è variegata, ricca di sapori diversi, di attese anche a lieto fine. Vi predomina un tenore di esistenze nel quale la morte sembra prendere dalla luce di quel sole un alito di vita.

In conclusione un romanzo da leggere.

Inoltre, è scritto anche bene, certo non ultimo pregio.

 

 

CriticaLetteraria.org

CriticaNera - Un vano tentativo di fuga: "In Sicilia, un'estate" di Massimo Polimeni

di Pietro Russo
23.2.16

 

Che dalla propria terra natale non si può fuggire è una verità biologica e psicologica universalmente condivisa. Se poi questa terra è un'isola e quest'isola si chiama Sicilia - nome che non può non evocare la ricchezza e la complessità di un corredo mitografico e letterario scandito nel corso dei secoli - la fuga allora sarà sempre un tentativo destinato all'insuccesso. Lo sa bene Enrico Anastasio, protagonista di questo nóstos con venature noir che è l'opera prima di Massimo Polimeni, In Sicilia, un'estate. Romanzo godibile e atipico nel suo intreccio che fonde due generi letterari all'apparenza distanti: il romanzo di introspezione esistenzialista e, appunto, la crime story o per meglio dire, dato il contesto geografico, il 'giallo mafioso'.

Tutto inizia, dunque, con un ritorno, topos letterario che, da Omero a Bufalino passando per Verga e Vittorini, chiama in causa le radici della 'sicilitudine' di sciasciana memoria. La crisi di Enrico Anastasio, declinata in ogni singolo aspetto che forma complessivamente la vita di un individuo (professionale, matrimoniale, familiare), è infatti una misteriosa e irresistibile nostalgia delle proprie origini, il cui cordone ombelicale è stato reciso anni addietro dal protagonista per inseguire le proprie ambizioni professionali. 

Adesso, abbandonate temporaneamente le nebbie milanesi, una solida e invidiabile posizione di manager di successo nonché una famiglia che piano piano sta franando davanti ai suoi occhi impotenti, Enrico è deciso a fare i conti con il proprio passato, con l'archetipo di quella prima fuga che ha segnato le sue azioni. Ad aiutarlo in questa impresa titanica troverà un maieutico professore di filosofia in pensione, la bellezza di un paesaggio ionico che conserva l'atemporalità del mito, vecchi amici di infanzia e una proustiana granita di gelsi assaporata quotidianamente nel bar della piazza locale. 

Gli interrogativi che si affastellano nei pensieri di Enrico sono di quelli che tagliano le gambe e le certezze sulle quali si è costruita un'esistenza, o almeno si è creduto di poterlo fare: 

Enrico era andato via dalla Sicilia anche per sfuggire a quell'ambiente di cui non condivideva molti aspetti, per conoscere il mondo, per crescere, per mettersi alla prova. Era stata una scelta intelligente. Adesso, una volta raggiunto il traguardo voleva rimettere tutto in discussione? A fronte di che? Cosa gli stava succedendo, cosa andava cercando? (p. 43)

A questa fuga fanno da contraltare le vicende di Laura, moglie di Enrico, anch'essa protagonista di un suo personale ritorno (o 'discesa') nell'isola per tentare, come in una rielaborazione del mito di Demetra e Persefone, di ricondurre il marito alla luce della ragione; e quella di Gigi, fratello minore di Enrico, avvocato di chiara fama nell'ambiente delle cosche mafiose. Soprattutto è il riannodarsi di questo rapporto fraterno che permette alla trama di virare a un certo punto verso le tonalità del poliziesco che avrà uno sviluppo e un epilogo propriamente 'siculi' di cui, per il dovuto rispetto alla suspense dell'intreccio, non anticiperemo nulla. 

Quello che emerge con forza dal romanzo di Polimeni, oltre al tributo che viene reso al richiamo magnetico dell'Isola natale ("Quale dannazione esercitava quell'isola su tutti quelli che vi erano nati o vi avevano passato parte della loro esistenza?"; p. 113), è un invito a riscoprire le ragioni di un'umanità con un ritmo e un respiro di vita diametralmente opposto al modello imperante in cui prevalgono logiche economiche che a lungo andare soffocano le nostre istanze più vere.

 

 

di  Michele Sabatini

ROMA  12.7. 2016

 

 

 

Edito da Nulla Die, “In Sicilia, un’estate” è il libro di debutto di Massimo Polimeni. Catanese di nascita e romano d’adozione, l’autore ha girato il mondo come dirigente d’azienda e sembra raccontare un eterno ritorno alla terra natia, un sentimento condiviso con quanti sono stati costretti a lasciarla per lavoro ma che in fondo non se ne sono mai andati.

In questo senso quello di Polimeni è un libro “summa”, che espone un lavorio interiore tessuto nel tempo e vissuto sulla propria pelle. Sarebbe troppo facile rintracciare nel testo una vena autobiografica, ma finiremmo per sminuirlo. Finiremo per perdere la cura con cui ogni parola è stata soppesata, pensata, scritta e modificata. Finiremo per perdere l’equilibrio di una scrittura pulita, misurata, talvolta didascalica quando descrive concetti o situazioni tipiche incontrate lungo il proprio percorso professionale, ma assolutamente godibile e capace di intrattenere il lettore sino alla fine. Una scrittura che, prima di accoglierlo, sembra chiedere a chi legge il permesso di entrare, tanto che l’incipit - ad una lettura superficiale - potrebbe sembrare poco incisivo: in realtà è indicativo soltanto di buone maniere narrative. Polimeni è uno scrittore gentiluomo, che parte piano ma che alla fine arriva a destinazione, un approdo saldo, come la sapienza impiegata per tessere le sue storie.

Storie, molteplici, perché all’interno del romanzo fluiscono parallele più situazioni tutte legate al protagonista e tutte in grado di vivere una vita propria, per una coralità appena accennata, che risulta gradevole perché educata. Nel libro è presente anche una vena noir, ma si tratta di una sfumatura, una spezia che se troppo esaltata rischia di far passare in secondo piano gli altri ingredienti di una ricetta assolutamente gustosa. Teatro di tutto ciò è la Sicilia, vissuta come un luogo dell’anima, ma descritta con merito, senza la piaggeria oleografica di tante produzioni di genere.

La Sicilia è la terra del ritorno, il ritorno alle proprie origini, ad un modo di vivere più consono, alle radici della propria essenza. Il ritorno è un rito di passaggio che investe ogni personaggio del libro, anche chi quest’isola non l’ha mai lasciata o la visita per la prima volta. Il ritorno in Sicilia è la metafora di un autodafè personale che non lascia immune nessuno, sia che si parli di protagonisti o comprimari, e sembra echeggiare una canzone di Franco Battiato magari scritta da Manlio Sgalambro, non a caso una coppia di siciliani. È una dimensione in cui ogni personaggio vive un trapasso ed approda ad una nuova profondità interiore, un punto di partenza, lasciando l'isola per nuove mete, con la consapevolezza di portarla sempre dentro di sé. O decidendo di rimanere per sempre. Perché in Sicilia o altrove, la vita va avanti e merita sempre di essere vissuta.

“In Sicilia, un'estate” è un bel libro da leggere in viaggio, magari in aeroplano. È anche un buon antidoto alla calura estiva, ma non è un tomo da ombrellone, merita piuttosto d'essere letto di sera in terrazza o in giardino, al mare o in campagna, perché in fondo ogni posto è quello giusto per imparare ed iniziare a prendersi cura di se stessi.

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        Quotidiano on line

 

 

 

 Di Michele Sabatini

  luglio 20, 2016

“In Sicilia, un’estate” è il libro di debutto di Massimo Polimeni. Catanese di nascita e romano d’adozione, l’autore ha girato il mondo come dirigente d’azienda e sembra raccontare un eterno ritorno alla terra natia, un sentimento condiviso con quanti sono stati costretti a lasciarla per lavoro ma che in fondo non se ne sono mai andati.

UN LIBRO “SUMMA” – In questo senso quello di Polimeni è un libro “summa”, che espone un lavorio interiore tessuto nel tempo e vissuto sulla propria pelle. Sarebbe troppo facile rintracciare nel testo una vena autobiografica, ma finiremmo per sminuirlo. Finiremo per perdere la cura con cui ogni parola è stata soppesata, pensata, scritta e modificata. Finiremo per perdere l’equilibrio di una scrittura pulita, misurata, talvolta didascalica quando descrive concetti o situazioni tipiche incontrate lungo il proprio percorso professionale, ma assolutamente godibile e capace di intrattenere il lettore sino alla fine.

Una scrittura che, prima di accoglierlo, sembra chiedere a chi legge il permesso di entrare, tanto che l’incipit – ad una lettura superficiale – potrebbe sembrare poco incisivo: in realtà è indicativo soltanto di buone maniere narrative. Polimeni è uno scrittore gentiluomo, che parte piano ma che alla fine arriva a destinazione, un approdo saldo, come la sapienza impiegata per tessere le sue storie.

 

SICILIA LUOGO DELL’ANIMA – Storie, molteplici, perché all’interno del romanzo fluiscono parallele più situazioni tutte legate al protagonista e tutte in grado di vivere una vita propria, per una coralità appena accennata, che risulta gradevole perché educata. Nel libro è presente anche una vena noir, ma si tratta di una sfumatura, una spezia che se troppo esaltata rischia di far passare in secondo piano gli altri ingredienti di una ricetta assolutamente gustosa. Teatro di tutto ciò è la Sicilia, vissuta come un luogo dell’anima, ma descritta con merito, senza la piaggeria oleografica di tante produzioni di genere.

COME UNA CANZONE DI BATTIATO – La Sicilia è la terra del ritorno, il ritorno alle proprie origini, ad un modo di vivere più consono, alle radici della propria essenza. Il ritorno è un rito di passaggio che investe ogni personaggio del libro, anche chi quest’isola non l’ha mai lasciata o la visita per la prima volta. Il ritorno in Sicilia è la metafora di un autodafè personale che non lascia immune nessuno, sia che si parli di protagonisti o comprimari, e sembra echeggiare una canzone di Franco Battiato magari scritta da Manlio Sgalambro, non a caso una coppia di siciliani. È una dimensione in cui ogni personaggio vive un trapasso ed approda ad una nuova profondità interiore, un punto di partenza, lasciando l’isola per nuove mete, con la consapevolezza di portarla sempre dentro di sé. O decidendo di rimanere per sempre. Perché in Sicilia o altrove, la vita va avanti e merita sempre di essere vissuta.

“In Sicilia, un’estate” è un bel libro da leggere in viaggio, magari in aeroplano. È anche un buon antidoto alla calura estiva, ma non è un tomo da ombrellone, merita piuttosto d’essere letto di sera in terrazza o in giardino, al mare o in campagna, perché in fondo ogni posto è quello giusto per imparare ed iniziare a prendersi cura di se stessi.
 

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